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SCARICARE FILM PEARL HARBUR

Posted on Author Kezshura Posted in Film


    SCARICARE FILM PEARL HARBUR - Randall Wallace Produttore esecutivo. Sottovalutato domenica 12 giugno di dqdizoal A chi dice che i giapponesi sono. FILM PEARL HARBUR SCARICA - Qui li raggiunge la notizia che Rafe è stato dato per disperso in un'azione di guerra. All'alba del giorno successivo, il 7. Pearl Harbor hawaiano un attacco a sorpresa contro le forze armate statunitensi di base a Pearl. Supporta CB01 condividi questo Film. FILM PEARL HARBUR SCARICA - Altre critiche riguardano la mancanza di accuratezza per favorire libertà artistiche all'interno del film nel descrivere i fatti.

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    Scaricare Skola. Vero, ma fino a un certo punto. Una bomba ferisce mortalmente il capitano Mervyn S. Camillo De Marco Intrattenimento allo stato puro. Tutti i diritti riservati.

    Qui Rafe comunica ad Evelyn che la mattina seguente partirà volontario per la guerra in appoggio alla RAF, essendo in quel momento gli USA ancora neutrali. Golden Globes 0 2. Touchstone Pictures , Jerry Bruckheimer Films. Se vuoi saperne di più consulta la nostra informativa sui cookie. Ma la morale della favola è vecchia come quella dei film di John Wayne: La critica si è abbastanza divisa nel valutare il film.

    Avatar 21 milioni di download.

    Il 7 marzo ci lasciava il grande Stanley Kubr. Descrive le vicende di due audaci piloti e della bella infermiera Evelyn di cui harbr sono entrambi innamorati. Dopo che il padre di Rafe atterra con il suo biplano, Rafe e Danny si arrampicano in aereo e Rafe inizia a farlo volare accidentalmente, dando ai ragazzi la loro prima esperienza al volo.

    Danny, per salvare la vita a Rafe che stava per essere ucciso da un giapponese, viene ferito yarbur mentre gli altri piloti, Red e Gooz, riescono a uccidere pearo rimanenti pattugliatori giapponesi.

    Commento a una citazione di Paul Auster. Nella top ten figurano i titoli di maggior successo degli learl anni, a dimostrazione che la pirateria non necessariamente pregiudica il buon esito commerciale di un film.

    Grazie al lavoro delle spie, per il giorno 5 i comandanti giapponesi furono informati che l' Oklahoma e la Nevada erano arrivate al porto hawaiano e che la Lexington con cinque incrociatori leggeri, era partita: il numero totale delle navi presenti nel porto tra il 5 e il 7 dicembre era quindi di otto corazzate, due incrociatori pesanti, sedici cacciatorpediniere e sei incrociatori leggeri. La Utah e una nave appoggio idrovolanti fecero ritorno alla base prima del 7 dicembre.

    Solo l' Enterprise si trovava in mare aperto per delle manovre. Restava comunque ancora valida la clausola secondo la quale la missione sarebbe stata sospesa in caso i negoziati avessero avuto successo all'ultimo momento [82] oppure nel caso la flotta fosse stata avvistata prima del 6 dicembre. Infatti nel frattempo i diplomatici giapponesi stavano conducendo un'ultima trattativa con gli statunitensi per raggiungere un accordo complessivo.

    L'attacco non era un evento scontato fin alla partenza della flotta. I tempi dell'attacco erano stati calcolati in modo che i primi aerei giapponesi sarebbero giunti sull'obiettivo mezz'ora dopo che l'ambasciatore giapponese a Washington avesse consegnato al segretario di Stato statunitense Cordell Hull la dichiarazione di guerra.

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    Intanto dal consolato di Honolulu i giapponesi vi avevano stabilito un efficiente agente segreto, il guardiamarina Takeo Yoshikawa , che era giunto alle Hawaii il 27 marzo ed era accreditato fra il personale diplomatico come cancelliere, con il falso nome di Tadashi Morimura [86] continuavano a pervenire a Tokyo informazioni sulla dislocazione delle navi a Pearl Harbor e ci fu grande delusione quando il 6 dicembre comandanti ed equipaggi appresero che a Pearl Harbor non si trovava alcuna portaerei.

    Le tre portaerei Enterprise , Lexington e Saratoga della Flotta del Pacifico, non erano in porto, ma stavano compiendo una missione di trasferimento di aerei da caccia all' isola di Wake e nelle Midway , mentre la terza, la Saratoga , era rimasta in California. Gli equipaggi, dopo essersi svegliati alle ore del 7 dicembre, si prepararono: alcuni piloti indossarono la tradizionale fascia hachimaki , bevvero il sakè e pregarono sui piccoli altari scintoisti prima di salire a bordo dei loro velivoli.

    Il tenente William Outerbridge al comando della Ward , invece di comunicare subito la notizia dell'avvistamento ai comandi superiori, richiese un rapporto dalla Condor e nell'ora successiva condusse un'infruttuosa ricerca nell'area con il sonar. Alle Outerbridge tolse lo stato di allarme; la rete antisommergibile all'ingresso del porto avrebbe dovuto aprirsi alle per permettere l'ingresso dei dragamine e rimanere aperta fino alle molto probabilmente il sommergibile intendeva entrare nella rada sulla scia delle navi statunitensi durante questo lasso di tempo.

    Era ormai troppo tardi: l'ammiraglio era ancora in attesa di una conferma della notizia quando alle ore iniziarono gli attacchi aerei. La flotta dei sommergibili tascabili del capitano di corvetta Hanku Sasaki giunse intanto a destinazione, ma non ottenne alcun risultato; i cinque sommergibili tascabili, sganciati nei pressi dell'isola con il compito di penetrare nel porto e contribuire agli affondamenti, furono tutti distrutti. Infine il quinto sommergibile fu affondato dal fuoco dell'incrociatore St.

    Louis alle ore Gli attacchi aerei furono progettati e coordinati dal capitano di fregata pilota Mitsuo Fuchida e dal capitano di fregata Minoru Genda. Le portaerei giapponesi avrebbero sferrato un "attacco a tappe disuguali": si sarebbero avvicinate al punto più prossimo all'obiettivo con il favore delle tenebre ma, dopo le operazioni di decollo, esse si sarebbero allontanate con una rotta diversa da quella di avvicinamento, per essere raggiunte dagli aerei di ritorno da Pearl Harbor in una posizione più distante dall'obiettivo da cui erano partiti.

    Questo accorgimento consentiva una maggior probabilità di sfuggire ad un eventuale inseguimento da parte di aerei statunitensi. Erano previste due ondate di incursioni aeree ed una terza come riserva nel caso in cui la ricognizione sull'obiettivo dopo le prime due ne avesse evidenziata la necessità.

    La prima ondata era costituita da tre gruppi distinti, per un totale di velivoli, posti al comando del capitano di fregata Mitsuo Fuchida. Alle ore gli aerei della prima ondata furono avvistati dalla postazione radar di Opana Point l'unica attiva delle nove installate sull'isola dove il soldato Elliot si stava addestrando sotto la supervisione del soldato addestratore Lockard.

    I due radaristi alle avvisarono il centro di Fort Shafter dove la comunicazione fu passata al tenente pilota Kermit A. Il volo della formazione d'attacco giapponese, dopo qualche difficoltà a causa della fitta coltre di nuvole a metri di quota, fu rapido e gli aerei, favoriti da un forte vento di coda, raggiunsero la costa settentrionale di Oahu con circa 30 minuti di anticipo.

    Fuchida inoltre, sintonizzando la sua radio di bordo sulla stazione commerciale di Honolulu la KGMB che trasmetteva regolarmente bollettini meteo, apprese preziose informazioni sulle nuvole presenti a est sopra le isole e decise di attaccare da ovest e sud-ovest, sfruttando come radiolocalizzatore le emissioni della stazione statunitense.

    La formazione giapponese volava con i bombardieri a quota metri, a destra più in basso gli aerosiluranti, sulla sinistra in alto i bombardieri in picchiata e ancora più in alto a metri di quota i caccia Zero di scorta.

    Alle ore i piloti giapponesi giunsero sopra Oahu, quasi libera da nuvole, e il capitano di corvetta Fuchida decise di attuare il piano dell'attacco a sorpresa che prevedeva l'intervento iniziale degli aerosiluranti contro le navi, lanciando alle ore un candelotto fumogeno che era il segnale concordato; quindi gli aerosiluranti iniziarono a calare a livello dell'acqua, i bombardieri in picchiata salirono a metri e i bombardieri convenzionali scesero a metri di quota.

    Gli Zero scesero in picchiata ma, interpretando erroneamente il secondo fumogeno, anche i bombardieri in picchiata del capitano di vascello Takahashi entrarono subito in azione creando una certa confusione con gli aerosiluranti. Il comandante della base, colonnello William Flood, fin dal 27 novembre aveva evidenziato il pericolo di una simile disposizione ma il generale Short, preoccupato di non allarmare la popolazione con disposizioni da tempo di guerra e timoroso soprattutto di sabotaggi, aveva insistito per mantenere gli aerei ben raggruppati sulle piste di volo.

    In pochi minuti la base fu devastata dalle esplosioni e dagli incendi. Nove bombardieri giapponesi attaccarono la base aeronavale: sei Catalina furono distrutti da una bomba, l'hangar n. L'attacco su Hickam Field, dove si era in attesa dell'arrivo di dodici B dalla California e dove i bombardieri erano stati allineati allo scoperto sulle piste, ebbe inizio alle ore da parte di 17 Val della Shokaku ; gli aerei giapponesi attaccarono da tre direzioni diverse e devastarono installazioni e campi di volo, intervennero anche nove Zero della Akagi al comando del capitano di corvetta Shigeru Itaya e sette Zero della Kaga.

    Le perdite umane e materiali statunitensi furono pesanti: circa trenta aerei furono distrutti al suolo, e gli impianti subirono ingenti danni; nonostante la sorpresa e la disorganizzazione, uno Zero venne abbattuto dal fuoco contraereo statunitense. Alle ore anche gli aerosiluranti guidati dal capitano di corvetta Murata passarono all'attacco: dopo un'inutile ricerca delle portaerei nemiche, i velivoli giapponesi attaccarono le corazzate e le altre navi ancorate ai due lati di Ford Island; i quaranta aerosiluranti B5N2 Kate entrano in azione divisi in due gruppi da ovest 24 aerei della Akagi e della Kaga e da est 16 aerei della Soryu e della Hiryu.

    Contemporaneamente il capitano di corvetta Murata raggiunse con i suoi ventiquattro Kate il Battleship Row , il cosiddetto "viale delle corazzate" dove i piloti giapponesi attaccarono con grande determinazione le navi da battaglia statunitensi: cinque siluri colpirono i due fianchi della Oklahoma e sette la West Virginia. Malgrado la totale sorpresa gli statunitensi tentarono di organizzare il fuoco contraereo e cinque aerei giapponesi furono abbattuti, anche se altri gruppi di Kate colpirono ancora con un siluro la corazzata Nevada e con due siluri la California.

    Ostacolato dal fumo proveniente dalle esplosioni e dagli incendi a bordo delle navi statunitensi già colpite, Fuchida dovette fare un secondo passaggio e ricevette colpi della contraerea mentre i suoi gregari lanciarono le loro bombe sulla corazzata Maryland.

    Mentre i gruppi aerei guidati da Murata e Fuchida provocavano gravi danni alle navi principali statunitensi, altre formazioni giapponesi attaccarono le basi aeree di Ewa, sede del 21st Marine Aircraft Group equipaggiato con moderni aerei SBD Dauntless e F4F Wildcat , e Kanehoe, base del Pat Wing 1, equipaggiato con trentasei idrovolanti di vari modelli. Ewa venne attaccata intorno alle ore inizialmente da un piccolo gruppo di bombardieri Val e poi da diciassette caccia Zero che in pochi minuti devastarono le piste e rivendicarono la distruzione di trentasei apparecchi nemici al suolo.

    Kanehoe invece venne colpita da nord alle ore da undici Zero delle portaerei Shokaku e Zuikaku divisi in due gruppi; in otto minuti i caccia nipponici distrussero o danneggiarono quasi tutti i trentatré idrovolanti statunitensi presenti sulle rampe o nelle acque della baia e incendiarono molte installazioni della base.

    La seconda ondata, anch'essa suddivisa in tre gruppi, era composta da velivoli e comandata dal capitano di corvetta Shigekazu Shimazaki , della portaerei Zuikaku.

    Gli aerei decollarono alle ore Il suo attacco ebbe inizio alle ore Non vi fu una vera e propria interruzione tra la prima e la seconda ondata, ma solo una momentanea pausa, dove le difese statunitensi inizialmente colte di sorpresa poterono organizzarsi. La Nevada e la Alwyn riuscirono a prendere il mare, ma alle circa la seconda ondata del comandante Shimazaki giunse presso Kaneohe con 54 bombardieri d'alta quota, 78 bombardieri in picchiata e 36 caccia. Nel frattempo Fuchida rimase a sorvolare il porto per accertare i danni e per osservare i risultati di Shimazaki, dal momento che la sua valutazione sarebbe servita a Nagumo per decidere dell'opportunità di un terzo attacco.

    Il primo gruppo di Ichibara si abbatté inizialmente su Kaneohe per completare la distruzione degli hangar e degli idrovolanti PBY Catalina , la spina dorsale della ricognizione aerea a lungo raggio statunitense, per poi dirigersi a Bellow Fields. I bombardieri in picchiata del gruppo di Egusa ebbero non poche difficoltà nell'attacco al porto: il loro obiettivo era quello di eliminare definitivamente le corazzate statunitensi, ma le difese non furono colte di sorpresa come con la prima ondata; appena raggiunsero Oahu, le esplosioni della contraerea circondarono il gruppo creando scompiglio, tanto che Egusa decise di puntare a qualunque obiettivo a portata di tiro.

    Ventitré Val puntarono la corazzata scaricandole addosso una dozzina di bombe. Il caos regnava nel bacino navale: petrolio in fiamme galleggiava verso la California , la Maryland stava lottando per liberarsi dalla stretta dell' Oklahoma che si era capovolta, l' Arizona stava bruciando mentre la Nevada aveva preso il largo ma ad un prezzo terribile.

    Dopo aver bombardato il porto Egusa e i suoi uomini si diressero verso Wheeler, Hickam ed Ewa per mitragliare i campi di aviazione e gli edifici. Quella notte, come tutte le notti nelle settimane successive, alle Hawaii sarebbe stato imposto l'oscuramento notturno.

    Gli aerei statunitensi scampati all'attacco decollarono alla ricerca degli attaccanti, ma senza risultati.

    Alle la polizia di Honolulu e l'FBI fecero irruzione nell'ambasciata giapponese, trovando il personale diplomatico accanto a cestini pieni di cenere e di documenti ancora in fiamme. I tenenti statunitensi George Whiteman, Samuel Bishop e Hans Christiansen tentarono finalmente di decollare, ma vennero subito attaccati dai caccia nipponici.

    Alle ore erano intanto riusciti a decollare con i loro P dalla base secondaria di Haleiwa non individuata e quindi non attaccata dagli aerei giapponesi i due sottotenenti Kenneth Taylor e George Welch appartenenti al 47th Pursuit Squadron , che entrarono coraggiosamente in combattimento e furono artefici dei soli veri successi aerei statunitensi durante l'attacco di Pearl Harbor.

    Da Wheeler Field i due piloti statunitensi, appena riforniti, ripartirono intorno alle ore per anticipare la nuova ondata d'attacco giapponese in arrivo sulla base aerea e vennero subito coinvolti in nuovi scontri aerei contro i bombardieri Val della portaerei Kaga.

    Durante l'attacco della seconda ondata anche altri caccia statunitensi riuscirono a decollare ed impegnarono il combattimento: a Wheeler Field alle ore nella breve pausa tra i due attacchi gli statunitensi riuscirono a preparare quattro P del 46th e 45th Pursuit Squadron ed il tenente Lewis Sanders prese il volo subito insieme con i sottotenenti John Thacker, Philip Rasmussen e Gordon Sterling, dirigendo verso est per intercettare gli aerei nemici segnalati su Kanehoe e Bellows.

    Inoltre sopra Wheeler Field, per un errore di identificazione, il caccia del sottotenente John Dains venne colpito ed abbattuto dal fuoco amico e il pilota rimase ucciso. Durante l'attacco giapponese su Pearl Harbor si verificarono anche altri scontri aerei e una serie di incidenti, che causarono ulteriori perdite alle forze statunitensi, coinvolte in una serie di incontri fortuiti con le ondate aeree nipponiche in arrivo sulle Hawaii. Questi 18 SBD, divisi in nove gruppi di due aerei ciascuno, arrivarono sopra le Hawaii proprio durante l'attacco della prima ondata giapponese e, del tutto ignari dei fatti, furono impegnati a sorpresa in una serie di combattimenti aerei contro i caccia nipponici.

    Nei minuti successivi anche le altre coppie di SBD arrivarono separatamente sui cieli delle Hawaii e dovettero battersi duramente per evitare i caccia nemici ed anche il fuoco della contraerea statunitense; andarono persi ancora i Dauntless dei guardiamarina Gonzalez e Deacon, mentre gli SBD dei piloti Weber, Gallaher, West, Roberts, Hilton e Kroeger riuscirono ad atterrare in salvo dopo molte difficoltà.

    In totale gli statunitensi persero quindi sei SBD, mentre gli Zero giapponesi rivendicarono sette vittorie aeree, di cui tre assegnate al pilota Isao Doikawa della Kaga e due al pilota Shinishi Suzuki della Soryu.

    Alle ore anche i dodici bombardieri pesanti B del 38th e 88th Reconnaissance Squadron, provenienti dalla California e destinati a trasferirsi dopo lo scalo alle Hawaii nelle Filippine, arrivarono nei cieli sopra Hickam Field e finirono in mezzo alle formazioni giapponesi.

    Il B del capitano Raymond Swenson venne colpito al suolo dal fuoco delle mitragliatrici dei caccia giapponesi e rimase distrutto dalle esplosioni. Infine nella tarda serata un ultimo tragico incidente concluse la giornata in modo disastroso per gli statunitensi: sei caccia F4F Wildcat della portaerei Enterprise , impegnati in una missione di ricerca del nemico al comando del tenente di vascello Hebel, si portarono, dopo varie indecisioni, sull'isola di Oahu per atterrare, dopo aver informato le autorità a terra.

    Quattro caccia furono abbattuti, il tenente Hebel ed i piloti Menges e Allen rimasero uccisi; anche gli altri due velivoli subirono seri danni. Neutralizzata temporaneamente la flotta del Pacifico, i giapponesi poterono portare avanti le operazioni nel Pacifico sud-occidentale senza serie interferenze navali, mentre la stessa forza d'attacco delle portaerei si rese disponibile per svolgere un ruolo di appoggio e copertura a Wake, nelle Indie olandesi e nell'Oceano Indiano.

    Durante l'attacco non fu possibile colpire le portaerei statunitensi, che invece costituivano l'obiettivo principale e che ebbero un ruolo decisivo nelle successive battaglie. L'attacco non aveva inoltre colpito i serbatoi di petrolio e le installazioni, la cui distruzione avrebbe molto ridotto la capacità statunitense di riorganizzarsi, in quanto Pearl Harbor era l'unica base nel Pacifico occidentale dotata delle strutture logistiche idonee ad ospitare l'intera flotta; in particolare, i due grandi bacini di carenaggio N.

    I risultati conseguiti dai giapponesi furono comunque notevoli. Tutte le corazzate furono gravemente danneggiate, altre navi furono colpite. I piloti della Akagi riferirono di aver colpito con bombe quattro corazzate, di aver messo a segno undici siluri e di aver danneggiato un incrociatore; molti aerei statunitensi erano stati distrutti a Hickham ed a Ewa.

    I piloti della Kaga riferirono di otto siluri andati a segno contro tre corazzate, i suoi bombardieri d'alta quota danneggiarono a poppa l' Arizona , colpirono due volte la West Virginia e una volta la Tennessee.

    Gli aerosiluranti colpirono la West Virginia , l' Oklahoma e la Nevada , i bombardieri in picchiata mandarono a segno colpi sulla West Virginia e la Maryland e colpirono per otto volte la Nevada.

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    I piloti della Hiryu e della Soryu riferirono di sei siluri andati a segno contro una corazzata con albero a gabbia, [] di altri tre contro una corazzata e di uno contro un incrociatore. Sei colpi centrarono l'incrociatore pesante Helena e i bombardieri colpirono anche degli incrociatori leggeri e un cacciatorpediniere. A Wheeler Field furono incendiati venti velivoli e distrutti quattro hangar; a Ewa furono distrutti sessanta velivoli, mentre a Kaneohe dieci.

    Gli aerei della Shokaku e della Zuikaku riferirono di aver distrutto due hangar per idrovolanti e uno per bombardieri a Ford Island. L'attacco a Pearl Harbor e le operazioni concomitanti nel sud est asiatico e in Melanesia fecero entrare in guerra il Giappone con gli Stati Uniti, l'Impero britannico, il Regno dei Paesi Bassi e i loro numerosi alleati; un conflitto molto impegnativo per le risorse, tutto sommato limitate e già logorate nella guerra con la Cina, dell'Impero nipponico.

    Grazie alla determinazione ed al coraggio fanatico le forze giapponesi, sfruttando anche la carenza di mezzi Alleati a causa degli impegni della guerra in Europa, riuscirono ad effettuare una grande espansione territoriale nel , ma non poterono comunque evitare la sconfitta finale.

    Cast completo del film Pearl Harbor | MYmovies

    Un'altra conseguenza dell'attacco di Pearl Harbor fu che i giapponesi residenti negli Stati Uniti, o con cittadinanza statunitense, vennero obbligati a lasciare le loro abitazioni e a trasferirsi nei vicini campi di internamento : già poche ore dopo l'attacco le personalità nippo-statunitensi più in vista vennero prelevate e portate in campi di massima sicurezza, come quello dell' Isola Sand , situato all'ingresso del porto di Honolulu , o quello di Kilauea , nell' Isola di Hawaii. Su 96 navi statunitensi, tre corazzate furono distrutte o capovolte in maniera irrimediabile Arizona e Oklahoma , l'ex-corazzata poi nave bersaglio Utah , 6 navi furono affondate, rovesciate o arenate seppur recuperabili le corazzate California , West Virginia e Nevada , il posamine Oglala , i cacciatorpediniere Cassin e Shaw , 7 navi furono gravemente danneggiate la corazzata Pennsylvania , la nave officina Vestal , la nave appoggio idrovolanti Curtiss , gli incrociatori Raleigh , Helena e Honolulu e il cacciatorpediniere Downes , 2 mediamente danneggiate le corazzate Tennessee e Maryland e 4 danneggiate lievemente 3 incrociatori e il cacciatorpediniere Helm.

    Sui campi d'aviazione di Oahu furono distrutti aerei; [] in volo gli statunitensi persero dieci aerei sei SBD Dauntless, due P, un P e un B abbattuti dai caccia giapponesi. Le perdite umane ammontarono a 2. Secondo i calcoli di Tokyo i giapponesi persero 29 aerei 9 caccia, 15 bombardieri e 5 aerosiluranti : dieci di questi aerei furono distrutti dai caccia statunitensi sette Val e tre Zero ; inoltre i nipponici persero anche un grande sommergibile e tutti e cinque i sommergibili tascabili.

    I morti da parte nipponica furono: 59 aviatori, marinai del grande sommergibile e 9 marinai degli equipaggi dei sommergibili tascabili. Subito dopo l'attacco di Pearl Harbor sorsero polemiche e dubbi sullo svolgimento dei fatti e sulle responsabilità politiche e militari dell'accaduto; sul momento la commissione Roberts la prima delle otto che nel corso degli anni si sono occupate dei fatti di Pearl Harbor ritenne gravemente negligenti e colpevoli di scarsa preparazione soprattutto gli ammiragli Stark e Kimmel e il generale Short che vennero tutti sostituiti.

    Peraltro il successore di Kimmel, ammiraglio Chester Nimitz , difese in parte il collega affermando che era stata una fortuna per gli USA il mancato intervento della flotta contro la forza d'attacco giapponese che, essendo nettamente superiore, avrebbe potuto distruggere tutte le navi statunitensi in alto mare.

    Le tesi cospirazionista del contrammiraglio Theobald venne respinta negli anni sessanta e settanta da vari studiosi che confermarono piuttosto le conclusioni della commissione congressuale e ritornarono alla teoria della mancanza di vigilanza e dell'eccessivo ottimismo degli statunitensi. Inoltre venne sottolineato come i documenti decodificati da Magic non facevano riferimento a Pearl Harbor, che i codici navali della flotta giapponese non erano ancora stati decifrati nel dicembre e che le portaerei, essendo avanzate in totale silenzio radio, non erano state identificate dal servizio informazioni statunitense.

    Nel il fotografo Robert Stinnett, dopo un lungo lavoro di ricerca, ha riproposto la teoria della cospirazione architettata da Roosevelt e i suoi collaboratori per indurre i giapponesi ad attaccare Pearl Harbor; le tesi di Stinnett in sintesi sono che Roosevelt avrebbe applicato un piano per provocare l'attacco giapponese contro gli Stati Uniti e che all'ammiraglio Kimmel sarebbe stato impedito di condurre esercitazioni che avrebbero fatto scoprire la flotta giapponese in arrivo, flotta che in realtà, secondo Stinnett, non avrebbe mantenuto il silenzio radio e, anzi, i suoi messaggi sarebbero stati intercettati e decifrati dai servizi statunitensi.

    Il lavoro di Stinnett è stato tuttavia fortemente criticato da altri studiosi, che lo hanno smentito in vari modi, e le sue deduzioni sono state ritenute non esatte. Si tenga comunque conto che i servizi segreti britannici e dell' FBI avevano delle informative su possibili attacchi a quasi tutte le installazioni militari statunitensi sabotaggi, attacchi aerei o navali, spionaggio attribuite alle potenze dell'Asse o all'URSS percepita già dai servizi informativi dell'FBI come la maggiore minaccia.

    In ogni caso l'FBI non ritenne Popov affidabile e non prese in considerazione le sue soffiate, ostinandosi inoltre a non collaborare con i servizi segreti britannici. Subito dopo l'attacco Hoover si accorse di aver commesso un grave errore, diventando uno dei registi occulti delle teorie cospirative contro Roosevelt in modo da creare una cortina di nebbia attorno alla propria negligenza.

    Il ricordo dell'attacco giapponese del 7 dicembre è rappresentato dal monumento denominato "USS Arizona Memorial"; esso è costituito dal relitto della corazzata, immerso in pochi metri d'acqua, sormontato da una struttura fissa che ne permette la visione. Subito dopo l'affondamento le torri corazzate della nave vennero rimosse, insieme ai torrioni di comando e a parte della sovrastruttura, e il relitto debitamente segnalato; questo, nel , venne reso visibile mediante la costruzione di un pontile coperto che attraversa trasversalmente lo scafo, e il monumento, accessibile solo con battelli, è visitato in media da un milione di ospiti all'anno.

    Sulla terraferma, sempre nella baia, si trova l'edificio dell'USS Arizona Memorial Visitor Center, un monumento inaugurato nel e contenente lapidi con i nomi dei marinai che persero la vita sulla nave durante l'attacco.

    Il 7 dicembre è ricordato come "il giorno dell'infamia" e le scuole ed istituzioni statunitensi issano la bandiera a mezz'asta, [] anche se il giorno non è considerato festa nazionale. Altri progetti.

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